Archivio mensile:febbraio 2012

Just the same

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NON sono cambiata affatto in vent’anni. Sono sempre la stessa bambina che si arrabbiava terribilmente con i genitori se avevano già fatto colazione senza di lei. Sono la stessa.

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Elucubrazioni di una mente stanca

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La stanchezza continua a farsi sentire, nonostante mi sforzi di andare a letto presto, nonostante mi sforzi di non pensare che non posso farcela. Ma è così: io NON posso farcela. Non sono abbastanza brava, abbastanza forte, non sono abbastanza, punto. 

E’ inutile fingere che le cose andranno meglio, perchè non è affatto c0sì… Continuerò a sentirmi frustrata, a fare qualcosa che non voglio fare, ad avvertire questo senso di impotenza che incombe su di me come un masso gigantesco.

Studiare, dover farlo per forza, odiare quello che si studia, e non sentirsi mai, neanche una volta, gratificata.  Sembra molto peggio nella mia testa che per iscritto. La mia autostima è scomparsa, in ogni ambito della mia vita. Non solo sono lontana da casa, da sola, senza un’amica sincera con cui parlare, ma per giunta rinuncio a tutto, per lo studio; e ciò non porta neanche ad un risultato.

E’ come se non ci fosse mai una fine per questo baratro in cui sono caduta. Viene da pensare: ma come, vai all’università, fai medicina, hai la fortuna di aver passato i test  di una delle facoltà più prestigiose ed essere mantenuta in un’altra città, con il tuo ragazzo, e tu ancora perdi tempo a lamentarti??

Il bello, il paradosso, purtroppo, è che le cose sembrano sempre bellissime finchè non le vivi, e soprattutto finchè non ti accorgi che stai seguendo una strada diversa da quella che ti toccherebbe. 

Io non sono adatta. Non sono adatta a fare medicina. Non riesco a seguire i ritmi di studio, non riesco a sopportare le cocenti delusioni di un voto mediocre dopo l’altro, non riesco a trovare dentro di me le motivazioni giuste per andare avanti verso una professione la cui componente principale dovrebbe essere -anche se poi molto spesso non è- la totale dedizione verso il prossimo. Non possiedo l’abnegazione necessaria, tutto qui.

E questo mi sta distruggendo. Sembrerà stupido, forse infantile, forse anche molto debole, ma non riesco ad affrontare il peso di un percorso che non è il mio. E pensare che l’ho scelto io. Sono sbucata un giorno dal nulla, con l’idea di fare medicina. I soldi sono sempre una bella attrattiva. D’altronde, quali sono al giorno d’oggi le professioni che ti assicurano un posto fisso ed uno stipendio anche abbastanza alto?? Sarei stata una folle a non voler almeno provare. 

E sono ancora più folle adesso, forse. C’è una tale confusione nella mia testa. Sarebbe tanto più facile mollare tutto, scegliere lettere, o psicologia, o lingue. Queste erano le materie che mi affascinavano, questo ciò che farei se fossi libera di scegliere in tutta libertà senza la pressione del mio ego, del mio orgoglio. Ed anche lui, in tutto ciò, ne risulta comunque abbastanza -molto, direi- ferito.

E’ comunque una battaglia persa per il mio povero orgoglio. Se non facessi medicina, mi sentirei come se non stessi facendo abbastanza, se avessi rinunciato, se fossi debole e mi fossi lasciata scappare l’opportunità di realizzarmi economicamente. Se continuassi, dovrei sopportare la ferita lancinante di ogni valutazione mediocre che mi verrà affibbiata nei prossimi quattro anni e mezzo (se tutto va bene).

Cos’è meglio? Io, sinceramente, non lo so. Sono mesi che ci penso, ma non credo che potrei dare ad i miei genitori una delusione così grande. Ricordo ancora come a mio padre si siano illuminati gli occhi quando ha saputo che avevo passato i test di medicina. Cazzo, cazzo, cazzo.

Home sweet home

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Come si sta bene a casa…!! Finalmente lunedì sono tornata in patria e devo dire che non vedevo proprio l’ora…

Ero stanca di stare a Torino al freddo e al gelo, e tutto quello di cui avevo bisogno, a parte ovviamente un po’ di relax – ma quello non è mai concesso, almeno non quando fai medicina – era stare a casa con la mia famiglia.

Qui, inutile anche solo pensarlo, dire che sono coccolata è un mero eufemismo. E mi piace 🙂

Vorrei solo essere tranquilla anche con gli esami, come G., che ha finito oggi ed è libero di godersi almeno quindici giorni di “meritato” riposo. Al confronto, i miei 4 giorni (dal 29 febbraio al 4 marzo) impallidiscono.

Dopo questo lamento, il sistema nervoso simpatico e parasimpatico mi aspetta, che gioia!

Pausa dalla statistica.

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E fu così che il pomeriggio di ieri con O. è stato il più utile di tutta la settimana, per non dire di tutto il mese! Mi ha illuminata su certi principi della statistica di cui io non ero neanche a  conoscenza. Santo subito! Spero di strappare almeno un 18, e questa non è una di quelle cose che dicono i secchioni quando in realtà sanno benissimo che il giorno dopo prenderanno 30 e lode. Io spero davvero di strappare un 18, ne ho bisogno…!

Parlando d’altro… già mi manca G. E si che l’ho visto poche ore fa, per pranzo… Però mi manca la sua presenza, e soprattutto mi mancano i suoi abbracci, così caldi e confortanti *_*

Basta, mettiamoci a lavoro per scoprire come si calcola l’intervallo di confidenza al 99% di questo dannato esercizio e cosa vuol dire tutto ciò u.u